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La generalità delle operazioni la cui controparte non è stabilita in Italia richiede la presentazione del c.d. “esterometro” o, in alternativa, la produzione di un documento in formato elettronico trasmesso via Sistema di Interscambio.

La certificazione dell’operazione – mediante l’una o l’altra modalità – avviene, dal 1° luglio 2022, secondo lo stesso schema operativo.

Ciò in cui l’adempimento del c.d. “esterometro” si diversifica rispetto alla fatturazione sono, essenzialmente, le conseguenze sanzionatorie derivanti da omissioni o errori.

Sono escluse dall’obbligo comunicativo alcune operazioni transfrontaliere fuori campo IVA.

L’art. 12 del DL 73/2022 ha escluso il c.d. “esterometro” per ciascun acquisto di beni e servizi non rilevante territorialmente ai fini IVA in Italia, qualora di importo non superiore a 5.000 euro.

Nessuna deroga è prevista per le prestazioni esenti da imposta, come quelle a carattere finanziario.

Se il fornitore è un soggetto passivo italiano, le prestazioni di servizi finanziari B2C sono in via ordinaria, rilevanti ai fini IVA in Italia.

A questo criterio generale si deroga quando il committente è domiciliato e residente al di fuori dell’Unione europea: in tal caso, infatti, il servizio non è rilevante in Italia.

Nella diversa ipotesi in cui il cliente sia domiciliato e residente al di fuori dell’Ue, l’operazione è, come detto, fuori campo IVA, ma risulta comunque dovuta la presentazione del c.d. “esterometro”. È, inoltre, richiesta l’emissione della fattura con l’annotazione “operazione non soggetta” ex art. 21 comma 6-bis del DPR 633/72 (o, in caso di fattura elettronica, il codice natura “N2.1”).

In merito all’obbligo di presentazione del c.d. “esterometro” per l’acquisto di servizi in regime di esenzione, una conferma espressa è stata fornita dalla risposta a interpello Agenzia delle Entrate n. 91/2020, avente a oggetto i servizi di pagamento elettronici forniti da una società del Regno Unito a una società italiana, addebitando a quest’ultima specifiche fee sulle transazioni elettroniche effettuate.

L’acquisto effettuato dal soggetto passivo nazionale richiede comunque, ai sensi dell’art. 17 comma 2 del DPR 633/72, l’“integrazione” della fattura ricevuta (se il fornitore è Ue) o l’emissione di un’autofattura (se il fornitore è extra Ue), indicando il titolo di esenzione e annotando il documento sia nel registro degli acquisti che nel registro delle vendite.

A livello gestionale, il file XML relativo all’acquisto effettuato, in quanto riferito a un’operazione esente, dovrà essere compilato con il codice “N4”.

È stato pubblicato il provv. n. 156803 dell’Agenzia delle Entrate, con il quale è data attuazione alle nuove norme relative ai controlli connessi all’attribuzione di un numero di partita IVA ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione.

L’intervento normativo consiste nel rafforzamento dei controlli conseguenti al rilascio del numero di partita IVA, nell’ottica di contrastare tempestivamente e prevenire fenomeni evasivi. I controlli sono, quindi, rivolti principalmente alle partite IVA di nuova attribuzione, le quali potrebbero caratterizzarsi per un breve periodo di operatività, associato ad un mancato adempimento degli obblighi dichiarativi e di versamento delle imposte.

Nel provvedimento viene specificato che sono comprese nell’ambito dei controlli anche le partite IVA già esistenti e, nello specifico, quelle che, “dopo un periodo di inattività o a seguito di modifiche dell’oggetto o della struttura, riprendano ad operare con le caratteristiche innanzi dette” (ossia senza una piena operatività con l’inadempimento degli obblighi fiscali).

Ai fini in esame, le nuove disposizioni attribuiscono, dunque, all’Agenzia delle Entrate il compito di effettuare specifiche analisi di rischio sui soggetti passivi IVA, a esito dei quali questi ultimi possono essere invitati a comparire presso gli Uffici per esibire le proprie scritture contabili laddove obbligatorie.

Nel caso di mancata comparizione “di persona” del contribuente ovvero di esito negativo dei riscontri operati sui documenti eventualmente esibiti, l’Ufficio emana un provvedimento di cessazione della partita IVA e contestualmente irroga una sanzione pari a 3.000 euro.

La valutazione “rischio fiscale” dei soggetti sarà condotta, principalmente, su elementi di rischio:

- riconducibili al titolare della ditta individuale, al lavoratore autonomo o al rappresentante legale;

- relativi alla tipologia e alle modalità di svolgimento dell’attività, rispetto ad anomalie economico-contabili nell’esercizio della stessa, strumentali a gravi o sistematiche condotte evasive;

- relativi alla posizione fiscale del soggetto titolare della partita IVA, per il quale emergano gravi o sistematiche violazioni delle norme tributarie.

È possibile richiedere una nuova attribuzione della partita IVA, da parte del medesimo soggetto, in seguito al provvedimento di cessazione. La riapertura è però condizionata dal previo rilascio di una polizza fideiussoria o di una fideiussione bancaria triennale e di importo non inferiore a 50.000 euro (salvo il caso di violazioni fiscali il cui importo supera 50.000 euro). La garanzia deve, quindi, riportare il contenuto minimo previsto nel fac-simile allegato al provvedimento.

Per le commissioni sui pagamenti elettronici 2023 è possibile fruire del credito d’imposta del 30%. L’art. 22 del DL 124/2019 prevede il riconoscimento – a regime, non essendo previsto alcun termine ultimo – di un credito d’imposta agli esercenti per le commissioni addebitate in relazione ai pagamenti elettronici ricevuti da privati.

In particolare, possono beneficiare di tale agevolazione gli esercenti attività di impresa, arte o professioni che nell’anno d’imposta precedente (vale a dire nel 2022, ai fini in esame) abbiano avuto ricavi e compensi non superiori a 400.000 euro.

Il credito d’imposta è pari a 30% delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante:

- carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 7 sesto comma del DPR n. 605/73;

- altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.

L’agevolazione è prevista per le commissioni dovute in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali dal 1° luglio 2020 ed è riconosciuta nel rispetto della disciplina europea relativa agli aiuti “de minimis”.

Quanto alla modalità di fruizione, il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite F24 a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa (art. 22 comma 4 del DL 124/2019).

A tal fine, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento.

Il beneficio dovrà essere inoltre indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito (quadro RU, codice credito “H3”) e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.

Il credito d’imposta, per espressa disposizione normativa, non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP e non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109 comma 5 del TUIR.

Per il soggetto passivo che immette in libera pratica nel territorio prodotti di origine extra-Ue utilizzando titoli di importazione e che intende cedere, verso corrispettivo, una quota-parte dei diritti rivenienti da tali titoli, diviene opportuno individuare il trattamento IVA applicabile all’operazione.

La questione è stata affrontata dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello 18 gennaio 2023 n. 70, esaminando il caso di una società in possesso del titolo AGRIM per l’esercizio dell’attività di commercio all’ingrosso di olio di oliva importato da uno Stato estero (nella specie, la Tunisia).

Al riguardo, si ricorda che i titoli di importazione costituiscono atti amministrativi che vincolano l’operatore ad importare la specifica quantità in essa indicata nel periodo di validità del titolo. È da tenere conto anche del fatto che le domande relative ai titoli AGRIM possono essere presentate solo da importatori di prodotti agroalimentari.

l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato la mancanza degli elementi per considerare la cessione del titolo AGRIM come operazione esente IVA, posto che tale titolo di importazione conferisce al suo detentore uno specifico diritto ad importare, strettamente connesso all’attività di immissione in libera pratica del quantitativo di prodotti coperto dal titolo durante il periodo di validità dello stesso.

In linea con i principi interpretativi formulati dalla Corte di Giustizia Ue, a proposito della cessione delle quote latte e dei diritti di reimpianto dei vigneti, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per effetto della “necessaria connessione che la titolarità del diritto (acquisito a titolo oneroso o a titolo originario) riveste rispetto al legittimo svolgimento delle attività agricole in questione”, appare possibile inquadrare le quote o i diritti tra “le componenti dell’azienda ed in particolare nella categoria dei beni immateriali, al pari delle licenze, concessioni, ecc.”; pertanto, “il trasferimento temporaneo (locazione) o definitivo (cessione) di tali «diritti» regolamentati ad altri soggetti si configura come la cessione di un «bene immateriale» dell’azienda agricola medesima”

L’Agenzia delle Entrate ha concluso che la cessione di una quota-parte dei diritti immateriali incorporati nel titolo di importazione in esame, ove effettuato a titolo oneroso, si configura quale prestazione di servizi soggetta ad IVA, secondo l’art. 3 comma 2 del DPR 633/72.

Le sostituzioni di prodotti o di parti difettose degli stessi non costituiscono operazioni imponibili ai fini IVA nel presupposto che le stesse siano effettuate in esecuzione di un’obbligazione contrattuale o di specifici adempimenti normativi e che non sussista un corrispettivo, in quanto il prezzo di vendita dei beni, già assoggettato a imposta, è comprensivo anche di eventuali cessioni in sostituzione. È questo, in estrema sintesi, uno dei chiarimenti contenuti nella risposta a interpello n. 304, pubblicata dall’Agenzia delle Entrate.

Il caso posto all’esame dell’Amministrazione finanziaria concerne una società che ha ceduto impianti a soggetti privati o a “Dealers” (rivenditori), che, a loro volta, hanno venduto i beni ai propri clienti. Nel prezzo corrisposto dai cessionari è stato stabilito che fossero comprese anche eventuali prestazioni di manutenzione o sostituzione degli impianti difettosi o pericolosi.

In conseguenza di difetti strutturali da cui potevano derivare pericoli per il consumatore, la società produttrice ha quindi posto in essere una campagna di richiamo e sostituzione degli impianti con nuovi prodotti del medesimo tipo, senza alcun esborso per il cliente o per i “Dealers”.

L’Agenzia delle Entrate conferma con la risposta n. 304/2023, che sono irrilevanti, ai fini IVA, anche qualora avvengano al di fuori della garanzia, le operazioni di richiamo e sostituzione di beni difettosi, laddove:

- l’intervento avvenga in adempimento di specifici obblighi normativi che impongono al produttore di sostituire il prodotto “con uno identico, non pericoloso ed idoneo all’uso”;

- nel prezzo originario di vendita siano compresi gli oneri e le spese inerenti alle operazioni di sostituzione.

Inoltre, in considerazione dell’esclusione dall’ambito di applicazione dell’IVA, le operazioni in esame non devono essere oggetto di documentazione tramite emissione di fattura ex art. 21 del DPR 633/72.

L’Amministrazione finanziaria, nel documento di prassi, precisa che qualora i beni fossero destinati a un altro Paese membro, non si realizzerebbe una cessione intra Ue e non sussisterebbe obbligo di presentazione degli elenchi Intrastat “neppure ai fini statistici (...) a nulla influendo la restituzione o meno dei beni da sostituire”.

Con la circ. n. 43 del 21 aprile 2023, l’INPS ha indicato gli importi giornalieri da considerare per calcolare le indennità di malattia, di maternità/paternità e di tubercolosi per determinate categorie di lavoratori con riferimento a periodi di paga compresi nell’anno 2023.

L’Istituto, quanto alle retribuzioni di riferimento nell’anno 2023, precisa che per i lavoratori soci di società e di enti cooperativi, anche di fatto i sopra indicati trattamenti economici previdenziali, per eventi da indennizzare sulla scorta di periodi di paga cadenti nell’anno 2023, sono da liquidare sulla base della retribuzione del mese precedente, comunque non inferiore al minimale giornaliero di legge (pari per il 2023 a 53,95 euro).

Viene poi chiarito che:

- per i lavoratori agricoli a tempo determinato la retribuzione di base per la liquidazione delle prestazioni non può essere inferiore al minimale di legge, pari, per il 2023, a 48 euro;

- per i compartecipanti familiari e i piccoli coloni, in attesa della comunicazione dei salari definitivi per l’anno 2023, per determinare le prestazioni economiche di malattia, di maternità/paternità e di tubercolosi sono utilizzati i salari relativi al 2022, ciò in via temporanea e comunque salvo conguaglio;

- per i lavoratori italiani operanti all’estero in Paesi extracomunitari con cui non vigono accordi di sicurezza sociale, per la liquidazione delle predette prestazioni economiche relative all’anno 2023 occorre far riferimento alle retribuzioni convenzionali

Quanto invece all’indennità di maternità/paternità con inizio nel 2023 per i lavoratori – italiani e stranieri – addetti ai servizi domestici e familiari, con la circolare in commento vengono indicate le seguenti retribuzioni convenzionali orarie:

- 7,90 euro per le retribuzioni orarie effettive fino a 8,92 euro;

- 8,92 euro per le retribuzioni orarie effettive superiori a 8,92 euro e fino a 10,86 euro;

- 10,86 euro per le retribuzioni orarie effettive superiori a 10,86 euro;

- 5,75 euro per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore settimanali.

Dopo l’indicazione degli importi da prendere a riferimento per quest’anno per le prestazioni di malattia, degenza ospedaliera, maternità/paternità e congedo parentale, da erogare ai lavoratori iscritti alla Gestione separata, con la circolare in questione si ribadisce che l’importo dell’assegno di maternità concesso dai Comuni è pari a 383,46 euro mensili, per complessivi 1.917,30 euro (cfr. circ. INPS n. 26/2023), mentre quello relativo all’assegno di maternità per lavori atipici e discontinui (c.d. assegno di maternità dello Stato) nel 2023 è pari, nella misura intera, a 2.360,66 euro (nel 2022 l’assegno era pari a 2.183,77 euro).

Il Ddl. di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, vede una importante novità, finalizzata a recepire l’intesa politica raggiunta tra i due Stati lo scorso 20 aprile 2023.

In termini generali, l’art. 2 dell’Accordo, definisce “lavoratore frontaliere” una persona residente in un Comune il cui territorio si trova nella zona di 20 km dal confine con l’altro Stato che svolge attività di lavoro dipendente nell’area di frontiera dell’altro Stato (i Cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese per quanto riguarda la Svizzera), ritornando quotidianamente al proprio domicilio.

Con riferimento a tali soggetti è disposta la tassazione concorrente, nel limite dell’80% dell’imposta “ordinaria” dovuta nello Stato in cui l’attività è svolta.

Tale regola opera solo per i “nuovi” frontalieri, posto che, in virtù di uno specifico regime transitorio, rimangono imponibili solamente in Svizzera i redditi dei frontalieri italiani che svolgono, alla data di entrata in vigore dell’Accordo o tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore dell’Accordo, attività di lavoro dipendente nell’area di frontiera svizzera.

Tutto ciò premesso, l’emendamento governativo dispone che, nelle more dell’entrata in vigore della disciplina a regime in materia di telelavoro, dal 1° febbraio 2023 al 30 giugno 2023 i giorni di lavoro svolti nello Stato di residenza in modalità di telelavoro, e fino ad un massimo del 40% del tempo di lavoro, dai lavoratori frontalieri si considerano effettuati nell’altro Stato.

In pratica, sulla falsariga dell’Accordo amichevole che la Confederazione Elvetica ha siglato con la Francia, anche nei rapporti con l’Italia verrà ammesso lo svolgimento da remoto di una parte non preponderante della prestazione lavorativa (sino al 40%) senza che ciò faccia perdere alla persona lo status di frontaliere e i relativi benefici.

Ulteriore aspetto contenuto nell’emendamento governativo riguarda l’eliminazione della Svizzera dalla black list delle persone fisiche prevista dal DM 4 maggio 1999, demandata ad un apposito decreto di modifica da emanare entro 30 giorni dall’approvazione della legge di ratifica, dando seguito anche in tal caso all’accordo politico dello scorso 20 aprile.

In merito, è disposto che l’efficacia delle suddette modifiche decorra dal primo periodo di imposta successivo a quello di pubblicazione sulla G.U. del decreto di modifica.

Sempre dal 2024 troveranno applicazione alcune ulteriori modifiche previste dallo stesso disegno di legge.

È disposto, in primo luogo, un aumento della franchigia applicabile a tutti i lavoratori frontalieri italiani (quindi, non solo a quelli che lavorano nella Confederazione Elvetica), che passerebbe da 7.500 euro a 10.000 euro, nonché l’esclusione dalla base imponibile IRPEF degli assegni di sostegno al nucleo familiare erogati dagli enti di previdenza dello Stato in cui il frontaliere presta l’attività lavorativa.

Si aggiungono poi alcune disposizioni di carattere previdenziale, tra le quali si segnala la deducibilità dei contributi previdenziali per i prepensionamenti di categoria che, in base a disposizioni contrattuali, sono a carico dei lavoratori frontalieri, nell’importo risultante da idonea documentazione; si tratta, anche in tal caso, di una disposizione valevole per tutti i lavoratori frontalieri e non solo quelli che lavorano nelle zone di frontiera della Svizzera.

Gli importi di assegno unico erogabili per l’anno 2023 e le relative soglie ISEE aumentano per effetto della rivalutazione annuale sulla base della variazione, pari all’8,1%, dell’indice dei prezzi al consumo rilevata dall’ISTAT con riferimento al biennio 2021/2022. L’importo massimo sale infatti da 175 a 189,20 euro per ISEE fino a 16.215 euro (contro la precedente soglia pari a 15.000 euro), mentre l’importo minimo sale da 50 a 54 euro per ISEE a partire da 43.240 euro (contro i 40.000 euro previsti in precedenza).

Si ricorda infatti che l’art. 1 commi 357-358 della L. 197/2022 ha aumentato, al ricorrere delle condizioni previste, gli importi base dell’assegno previsto per i nuclei familiari con figli minori, rendendo strutturali le agevolazioni previste per il 2022 in favore dei figli maggiorenni disabili e aumentando la maggiorazione forfetaria per i nuclei familiari con quattro o più figli

Per effetto di tali interventi, dalla mensilità di gennaio 2023 gli importi dell’assegno in esame vengono incrementati del 50% in caso di figli a carico di età inferiore a un anno. Il medesimo incremento è riconosciuto anche per i nuclei familiari con almeno tre figli, per ciascun figlio nella fascia di età da uno a tre anni, con un ISEE fino a 43.240 euro. Ipotizzando un nucleo familiare in possesso di ISEE 2023 pari a 25.000 euro, composto da tre figli, di cui uno di 25 anni convivente con i genitori, uno di 14 anni e uno di due anni, gli importi saranno i seguenti: nessun importo per il primo figlio; 144,90 euro mensili per il secondo figlio; per il terzo figlio nella fascia 1-3 anni, spettano 217,35 euro (144,90 + 72,45 euro, ossia il 50% dell’importo). Al nucleo spettano inoltre 67 euro a titolo di maggiorazione per il terzo figlio, per un totale di 429,25 euro.

Passando poi alla maggiorazione mensile spettante ai nuclei con almeno quattro figli, l’INPS ricorda come questa sia stata incrementata da 100 a 150 euro dalla legge di bilancio 2023 e che in tali casi l’assegno spetta solo per i figli che hanno i requisiti per la prestazione, benché ai fini della numerosità del nucleo stesso vadano considerati tutti i figli a carico dei genitori secondo le regole di appartenenza al nucleo valide ai fini ISEE.

Lunedì, 10 Aprile 2023 18:52

Nuove regole per il crowdfunding europeo

Scritto da

È in vigore il DLgs. 10 marzo 2023 n. 30, che attua il Regolamento 2020/1503/Ue relativo ai fornitori europei di servizi di crowdfunding per le imprese, ossia dei servizi che consentono l’incontro tra gli interessi degli investitori a finanziare determinate attività economiche e quelli dei titolari di specifici progetti interessati ad acquisire le risorse necessarie per il loro sviluppo.

La nuova disciplina adegua il diritto interno alle previsioni del citato Regolamento, volte a uniformare, nell’ambito dell’Unione, i requisiti richiesti per la prestazione di servizi di crowdfunding in ordine a organizzazione, autorizzazioni e vigilanza dei fornitori di tali servizi, funzionamento delle relative piattaforme e obblighi di trasparenza e informazione nei confronti degli investitori.

Viene modificata la platea dei soggetti che possono ricorrere a questo strumento.

Con particolare riguardo alle srl, si osserva come, in passato, il ricorso al crowdfunding fosse a esse precluso, le partecipazioni dei soci, in questo “tipo” di società, non possono essere rappresentate da azioni né costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari.

La portata della norma in considerazione è stata progressivamente ridotta dall’introduzione di specifiche deroghe, che hanno consentito l’offerta al pubblico attraverso portali per la raccolta di capitali, in un primo momento, alle sole start up innovative, poi anche alle PMI innovative e, infine, a tutte le PMI, innovative e non. Il divieto di offerta al pubblico permaneva, quindi, solo per le srl che non fossero qualificabili come PMI.

Il DLgs. 30/2023 ha eliminato anche quest’ultimo limite prevedendo che le quote di partecipazione in società a responsabilità limitata possano costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso le piattaforme di crowdfunding.

Nell’ambito delle operazioni di crowdfunding, la sottoscrizione e la successiva alienazione di quote rappresentative del capitale di srl potrà avvenire per il tramite di intermediari abilitati alla prestazione di tali servizi, che sottoscrivono le quote in nome proprio e “per conto” dei sottoscrittori che abbiano aderito all’offerta. Saranno poi detti intermediari a depositare presso il Registro delle imprese una certificazione che attesti la loro titolarità di soci “per conto di terzi”; certificazione che, ai fini dell’esercizio dei diritti sociali e dell’efficacia del trasferimento nei confronti della società, sostituisce ed esaurisce le formalità di cui al citato art. 2470 comma 2 c.c.

L’alienazione delle quote così acquisite da parte del sottoscrittore potrà avvenire mediante una semplice annotazione del trasferimento negli appositi registri tenuti dall’intermediario.

Con il decreto 23 dicembre 2022 pubblicato in Gazzetta il 28 febbraio 2023, il Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste interviene a sostegno della riduzione dei maggiori costi sostenuti dalle imprese ortofrutticole produttrici di prodotti di IV gamma (frutta, verdura e, in generale, gli ortaggi freschi, a elevato contenuto di servizio, confezionati e pronti per il consumo).

Le risorse, pari a 10 milioni di euro, sono inerenti al “Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura”, di provenienza dall’esercizio 2021. L’aiuto è finalizzato a compensare i beneficiari della perdita di reddito causata dell’incremento dei costi energetici, dall’aumento dei costi delle materie prime e dalla riduzione dei consumi dei prodotti ortofrutticoli di IV gamma da parte delle famiglie correlato all’aumento dell’inflazione.

Beneficiari del contributo sono: le imprese agricole di produzione primaria di ortaggi, “inscritte all’Anagrafe delle aziende agricole (SIAN) e con un fascicolo aziendale validato nel corso del 2022, socie produttori conferenti delle O.P. e delle A.O.P.“; le organizzazioni di produttori, le associazioni di organizzazioni di produttori e filiali (O.P./A.O.P. e filiali) riconosciute da Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e dal MASAF, che valorizzano e commercializzano prodotti ortofrutticoli di IV gamma.

La determinazione dell’aiuto è parametrata al valore della produzione commercializzata dei prodotti di IV gamma. Il “parametro unitario di aiuto” è fissato nella misura del 5% del valore della produzione commercializzata (V.P.C.) dei prodotti da ogni richiedente nell’anno 2021, ottenuti da prodotti di base conferiti dai soci produttori. L’aiuto è erogato come sovvenzione diretta.

Le domande di aiuto sono presentate dalle organizzazioni dei produttori o dalle loro associazioni e dalle filiali, ad AGEA con modalità da definire entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

L’aiuto verrà erogato in una o più soluzioni sulla base delle risorse disponibili con la possibilità di eseguire un pagamento in acconto pari all’80% del contributo spettante e a erogare il restante 20% a saldo dopo aver seguito i controlli previsti.

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