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Notizie (61)

Non possono partecipare al regime forfettario i soggetti che esercitano attività d’impresa o lavoro autonomo e che contemporaneamente partecipano in società di persone, associazioni professionali ed imprese familiari.

La limitazione vale anche per coloro che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata (SRL) o associazioni di partecipazione. In tal caso si deve trattare di partecipazioni in società che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Per finire, non possono partecipare al regime forfettario coloro che partecipano contemporaneamente ad associazioni in partecipazione.

 

Controllo in Società di Capitali

Il controllo di società di capitali si intende nel momento in cui vi è una partecipazione qualificata ai sensi del art. 67 del DPR n 917/86.

Ovvero per le società quotate, si ha una un possesso superiore al 2% dei diritti di voto in Assemblea Ordinaria oppure un possesso superiore al 5% del capitale sociale.

Per le società non quotate, il controllo si intende quando si ha un possesso superiore al 20% dei diritti di voto in Assemblea Ordinaria oppure un possesso superiore al 25% del capitale sociale.

Le cause di esclusione si devono verificare nell’anno di applicazione del regime forfettario.

 

SRL e attività riconducibili a quelle svolte in regime forfettario

Opera l’esclusione dal regime forfettario per coloro che partecipano in una SRL solo nel momento in cui le due attività svolte siano in collegamento tra di loro. La normativa precisa che vi deve essere l’esercizio nel SRL di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti di attività di impresa, arti o professioni.

Affinché trovi riscontro l’esclusione dal regime forfettario è necessario che si ravvisi sia il controllo, che l’esercizio di attività riconducibile a quella svolta in regime di vantaggio.

Una prima soluzione potrebbe essere la verifica della presenza del medesimo Codice ATECO della SRL e del socio con Partita Iva forfettaria. Allo stesso tempo deve però verificarsi un secondo requisito, ovvero la verifica dell’attività concretamente svolta dalla SRL e dal Socio che vuole operare in regime forfettario. Si deve pertanto trattare di un’attività collegata.

Lunedì, 22 Febbraio 2021 11:39

Guida Completa al Regime Forfettario

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Lunedì, 22 Febbraio 2021 09:25

Misure speciali di protezione - privacy e vaccini

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In merito al tema sulla vaccinazione contro il COVID-19, il Garante Privacy è intervenuto chiarendo alcuni dubbi e incentrando la sua risposta sul trattamento di dati relativi alla vaccinazione anti Covid-19 nel contesto lavorativo, chiarendo la posizione dei lavoratori e quello che il datore di lavoro può o non può fare, con lo scopo di prevenire violazioni sulla normativa del trattamento dei dati personali.

Il Garante Privacy ha confermato che il datore di lavoro non può chiedere informazioni ai propri dipendenti sull’avvenuta o meno vaccinazione, in quanto non c’è la normativa che lo preveda. Il datore di lavoro non può nemmeno trattare questi dati senza il consenso del dipendente, chiedendo autonomamente al medico competente i dipendenti vaccinati.

Per quanto riguarda invece i lavoratori delle professioni sanitarie, la conferma dell’avvenuta vaccinazione contro il COVID-19 può essere richiesta a coloro che lavorano nel settore sanitario per accedere ai luoghi di lavoro e per svolgere le proprie prestazioni.

Intanto il Garante Privacy ha ribadito che non essendoci un obbligo di legge per la vaccinazione, a quest’ultima categoria di lavoratori sono applicabili misure speciali di protezione, previsti per alcuni ambienti lavorativi. I dati sulla vaccinazione possono essere trattati solo dal medico competente per garantire l’idoneità alla mansione specifica. Al datore di lavoro verrà solo comunicato dal medico, in caso di giudizio di inidoneità, parziale/temporanea alla mansione del lavoratore.

Giovedì, 18 Febbraio 2021 08:35

Adempimenti in dogana, sei mesi di periodo transitorio

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Per le operazioni di importazione dei beni in UK ritornano le frontiere con l’obbligo per tutti gli operatori dell’Unione Europea di predisporre la dichiarazione doganale ed effettuare il relativo pagamento dei diritti di confine. Considerato che l’accordo è stato raggiunto il 24 dicembre 2020 è stato introdotto un periodo transitorio speciale per differire fino a luglio gli adempimenti doganali e i debiti daziari.

Nel frattempo, è anche possibile liquidare l’iva direttamente nella dichiarazione periodica.

Come già detto le regole speciali avranno una durata di sei mesi anche per far fronte ai disagi collegati alla pandemia e rivolti principalmente agli operatori economici con sede nel Regno Unito. Per quanto riguarda i non residenti ci sono ulteriori specifiche regole di identificazione da presentare in dogana.

Dal 1° gennaio al 1° luglio 2021 le agevolazioni riguardano tutti gli standard goods, come abbigliamento e alimentari e tutti quelli che non rientrano nella lista dei “controlled goods”, ovvero merci soggetti ad accise come medicinali, merci sottoposte a controlli sanitari e i prodotti come l’acqua in bottiglia.

Per gli standard goods dal 1° gennaio 2021 bisogna presentare una dichiarazione doganale con un differimento temporale di sei mesi e la possibilità di effettuare il pagamento contestualmente alla presentazione della dichiarazione. Mentre da aprile per le importazioni di prodotti di origine animale e gli animali vivi occorre ottenere una pre-notifica e avere con sé la documentazione sanitaria e fitosanitaria.

Dal 1° luglio, invece, la movimentazione dei beni sarà soggetta a presentazione in dogana di dichiarazioni complete sui beni in oggetto e al pagamento dei diritti di confine. Inoltre, bisognerà presentare le dichiarazioni di sicurezza e prepararsi ai controlli fisici della merce.

Per poter importare beni in UK l’operatore si deve dotare del codice Eori Gb, con richiesta online diretta all’amministrazione finanziaria inglese (tramite il sito del governo Uk, all’indirizzo https://www.gov.uk/eori). Il codice Eori Gb non va richiesto da chi si affida per l'importazione al cliente inglese.

 
Operatori registrati ai fini iva in UK

Agli operatori registrati ai fini IVA in Gran Bretagna è concesso di contabilizzare e saldare l’IVA all’importazione in dichiarazione trimestrale se le merci importate sono impiegate nell’attività dell’importatore, se nella dichiarazione doganale  è presente il codice Eori dell’importatore e se è indicata la sua partita Iva.

 

Dazi

Nel momento in cui si effettuano importazioni di merci non originarie del Regno Unito e dell’Unione Europea, esse saranno soggette a dazi. Dal 1° gennaio viene concesso agli operatori di differire il pagamento, se si qualificano per il Dda, cioè il Duty Deferment Account che permette di pagare mensilmente le operazioni doganali. Il differimento è previsto fino ad un importo massimo di 10.000 euro mensili. Superata la soglia bisognerà rilasciare una garanzia bancaria.

Tale benefico viene concesso ai soli residenti o gli operatori che abbiano una filiale o una stabile organizzazione sul territorio inglese.

Lunedì, 15 Febbraio 2021 17:23

Aspetti contabili per gli Ecommerce in Regime Forfettario

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Tra le agevolazioni offerte ai contribuenti in regime forfettario c’è la non assoggettabilità dell’IVA, pertanto questo vantaggio si traduce nella possibilità di offrire prezzi più bassi e concorrenziali ai consumatori finali, non dovendo applicare l’imposta sul valore aggiunto sui beni e sui servizi oggetto della cessione effettuate con le vendite online.

L’aspetto a cui bisogna prestare attenzione è che con questo regime non permettere di dedurre analiticamente i costi e questo potrebbe rivelarsi uno svantaggio. Pertanto, occorre un’analisi completa e approfondita con un Commercialista.

 

Il mondo dell’Ecommerce, ovvero delle vendite online può essere suddiviso in due ambiti principali:

  1. Commercio Elettronico Diretto, ovvero le transazioni riguardanti beni immateriali, come la vendita di prodotti digitali come e-book, brani musicali scaricabili in formato mp3, software o app per smartphone e così via.
  2. Commercio Elettronico Indiretto, ovvero la vendita di beni materiali. In questo caso, solo la transazione avviene per via telematica, come per i venditori che utilizzano il servizio Amazon FBA.

Per i venditori online che non superano i € 65.000 di fatturato annuo il Regime Forfettario costituisce l’opzione fiscale più conveniente.

Anche gli adempimenti contabili in Regime Forfettario sono semplificati. Il tutto, quindi, si traduce in un ulteriore vantaggio sia di ordine pratico che economico.

 

Regime Forfettario – Fattura e vendita per corrispondenza

Modalità di certificazione delle vendite online. Per quanto riguarda l’e-commerce diretto e indiretto, per le vendite verso soggetti passivi iva, ovvero B2B, bisogna emettere fattura. Mentre per le transazioni verso soggetti privati, si applica la disciplina delle vendite per corrispondenza.

Tale disciplina prevede che l'emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione.

I corrispettivi legati all’e-commerce continuano ad essere esonerati dall’obbligo di certificazione fiscale, salvo quello di emissione della fattura se richiesta dal cliente, con annotazione dell’operazione di vendita sul registro dei corrispettivi. A stabilirlo è l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’interpello numero 198 del 19 giugno 2019

La Legge di Bilancio 2021 ha prorogato al 2022 il regime "straordinario" del credito d'imposta per investimenti pubblicitari.

È previsto il riconoscimento di un credito d'imposta per gli investimenti in campagne pubblicitarie su stampa, radio e tv.

In particolare, è stato disposto per gli anni 2021 e 2022, il credito d’imposta per investimenti nella misura unica del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche on line, entro il limite massimo di 50 milioni di euro per ciascuno dei due anni.

Nel dettaglio, il credito d'imposta per gli investimenti pubblicitari è concesso:

  • a imprese, lavoratori autonomi, enti non commerciali;
  • nella misura unica del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche in formato digitale (non quindi su radio e TV);
  • entro il limite massimo di 50 milioni di euro per ciascun anno.

Per la filiera della stampa, è stato prorogato per il 2021 e il 2022 anche:

  • il tax credit edicole
  • il credito d'imposta per i servizi digitali
 
Ambito applicativo

In particolare, sono agevolabili gli investimenti riferiti all'acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali effettuati su: 

  • sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line;
  • sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.

L'importo da considerare ai fini dell'agevolazione è costituito dall'ammontare delle spese di pubblicità, al netto dell'IVA se detraibile.
In caso di IVA indetraibile, l'importo da considerare ai fini dell'agevolazione è costituito dall'ammontare complessivo della spesa pubblicitaria (imponibile + IVA).

 
Spese escluse

Sono escluse le spese sostenute per:

  • acquistare gli spazi nell'ambito della programmazione e dei palinsesti editoriali per pubblicizzare televendite di beni e servizi di qualunque tipologia;
  • la trasmissione e l'acquisto di spot radio e televisivi di inserzioni o spazi promozionali relativi a servizi di pronostici, giochi o scommesse con vincite di denaro, di messaggeria vocale o chat-line;
  • grafica pubblicitaria su cartelloni fisici, volantini cartacei periodici, pubblicità su cartellonistica, pubblicità su vetture o apparecchiature, pubblicità mediante affissioni e display;
  • pubblicità su schermi di sale cinematografiche;
  • pubblicità tramite social o piattaforme on line, banner pubblicitari su portali on line.

 

Il credito d'imposta riconosciuto è utilizzabile:
  • esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, con codice tributo "6900", da presentare tramite i servizi online dell'Agenzia delle Entrate;
  • a decorrere dal quinto giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento che comunica l'ammontare spettante.

Accesso all'agevolazione

I soggetti interessati devono presentare mediante l'apposito modello:

  • la "comunicazione per l'accesso al credito d'imposta", contenente i dati degli investimenti effettuati o da effettuare nell'anno agevolato;
  • la "dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati", resa per dichiarare che gli investimenti indicati nella comunicazione per l'accesso al credito d'imposta, presentata in precedenza, sono stati effettivamente realizzati nell'anno agevolato e che gli stessi soddisfano i requisiti richiesti.

 

Modalità di presentazione della domanda

La comunicazione e la dichiarazione sostitutiva devono essere presentate:

  • al Dipartimento per l'Informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
  • utilizzando i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate; la procedura è accessibile nella sezione dell'area autenticata "Servizi per" alla voce "comunicare";
  • direttamente, da parte dei soggetti abilitati ai servizi telematici dell'Agenzia, se il richiedente fa parte di un gruppo societario, oppure tramite gli intermediari abilitati (professionisti, associazioni di categoria, CAF).
 
Trattamento fiscale

Il credito d'imposta si configura come un contributo tassabile ai fini IRPEF, IRES e IRAP. Le spese di pubblicità sono costi di periodo e il credito d'imposta potrebbe quindi configurarsi come un contributo in conto esercizio.

L’INPS dopo aver analizzato le aliquote e i valori di reddito per calcolare la contribuzione per il 2021, per gli iscritti alla gestione separa dell’INPS non variano i minimali e i massimali di reddito, mentre si registra un incremento dell’aliquota contributiva a carico dei professionisti per finalizzare l’ISCRO (l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa). È la cassa dedicata agli autonomi che si vengano a trovare in particolari situazioni di difficoltà.

L’ISCRO è stato istituito per gli anni 2021-2023 destinato esclusivamente ai professionisti e lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata INPS.

 

ISCRO – IMPORTO E COPERTURA

L’indennità ISCRO sarà erogata per un totale di sei mensilità e sarà pari al 25%, su base semestrale, dell’ultimo reddito. L’importo erogato non potrà comunque superare gli 800 euro mensili né essere inferiore a 250 euro mensili. 

L’indennità, inoltre, potrà essere richiesta solo una volta nel triennio.  

La domandacon autocertificazione dei redditi prodotti per gli anni di interesse – andrà presentata dal lavoratore all’INPS in via telematica entro il termine del 31 ottobre di ogni anno. 

 

NUOVE ALIQUOTE CONTRIBUTIVE

In merito, per assicurare la copertura finanziaria, per i professionisti ci sarà nei rispettivi anni un incremento dell’aliquota aggiuntiva dovuta alla Gestione separata, pari a 0,26 punti percentuali nel 2021 e a 0,51 punti percentuali per ciascuno degli anni 2022 e 2023. Si ricorda che l'aliquota per i professionisti per il 2020 è fissata al 25% cui va aggiunto uno 0,72% per il finanziamento dell'indennità di maternità.

Nel dettaglio, i liberi professionisti con partita IVA, iscritti alla Gestione separata INPS e non iscritti ad altre gestioni obbligatorie né pensionati, l’aliquota applicata nel 2021 viene dunque incrementata al 25,98% (25% IVS + aliquota aggiuntiva dello 0,72% + 0,26% ISCRO).

Per i collaboratori e le figure assimilate, iscritti alla Gestione separata e non assicurati presso altre forme pensionistiche, le aliquote contributive applicate per il 2021 si confermano pari al 34,23% in caso di contribuzione aggiuntiva DIS-COLL e, ove questa non sia prevista, pari al 33,72%.

 

MASSIMALI E MINIMALI DI REDDITO

Con riferimento al massimale di reddito l’importo per il 2021 rimane invariato a 103.055 euro. L’aliquota 2021 si applica facendo riferimento ai redditi conseguiti dagli iscritti alla Gestione separata fino al raggiungimento di questo massimale.

Tra le principali novità con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ci sono i nuovi adempimenti doganali:

  • per importare o esportare merci da/verso il Regno Unito o per movimentare merci attraverso il Regno Unito sarà necessario presentare dichiarazioni in dogana;
  • oltre alla dichiarazione in dogana, può essere necessario fornire dati relativi alla sicurezza;
  • sarà necessaria una licenza speciale per importare o esportare merci come rifiuti, determinate sostanze chimiche pericolose e OGM
  • per l'importazione o l'esportazione dei prodotti sottoposti ad accisa (alcol, tabacco, combustibili) da/verso il Regno Unito saranno necessarie formalità supplementari;

Adempimenti IVA:

  • si dovrà versare l'IVA nel paese dell'UE in cui s'importano merci dal Regno Unito;
  • tutte le merci esportate verso il Regno Unito saranno esenti dall'IVA nell'UE, ma sarà necessario adempiere alle norme sull'IVA applicabili alle importazioni nel Regno Unito.

 

Non ci sono limiti di quota e soprattutto non è prevista la corresponsione di dazi per le merci prodotte nell’Unione o nel Regno Unito

L’accordo commerciale con l’UK prevede l’azzeramento dei dazi doganali negli scambi tra Ue e Regno Unito a condizione che l’esportatore cedente e l’importatore acquirente dimostri che la merce oggetto dell’operazione doganale abbia origine preferenziale in uno dei due territori oggetto dell’accordo stesso.

 

L’origine preferenziale delle merci è affidata ad una specifica dichiarazione da parte dell’esportatore o a una dichiarazione di conoscenza rilasciata direttamente dall’importatore, così come prevista nel Trade and cooperation agreement.

Occorre definire meccanismi standard per facilitare le prove in dogana da parte dell’esportatore e dell’importatore

La questione che ci si pone al momento è quale siano per la Dogana, gli elementi che consentano in modo standardizzato di dimostrare l’origine preferenziale. Per le prove ci si può appoggiare alle dichiarazioni di impegno dei fornitori o alla scheda tecnica di produzione.

 

IL REGIME DOGANALE E IVA APPLICABILE

Per le operazioni import-export Ue-UK, il primo adempimento da rispettare sarà quello di presentare una dichiarazione doganale. Pertanto, le merci unionali che  lasciano il territorio dell’Unione Europea, diventano  extra Ue e quindi devono formalizzare gli adempimenti doganali all’esportazione, con la presentazione del formulario Dau, secondo gli standard in uso e come regolamentati dalla disciplina dell’unione.

La formalizzazione va fatta per il tramite di un rappresentante, se l’impresa non è attrezzata autonomamente.

Ora i beni in uscita sono dichiarati per qualità, quantità, origine e valore, secondo le regole dell’Ue e queste dichiarazioni vengono controllate puntualmente dalle Dogane.

 

CAMBIO REGIME IVA

Il quadro dell’imposta si sposta dalle vendite intra Ue ex articolo 41 del decreto-legge 331/93 alle cessioni all’esportazione ex art 8 del Dpr 633/72 che richiede l’intervento dell’ufficio doganale per avere la prova dell’uscita della merce dal territorio dell’Unione Europea.

Le principali regole di fatturazione che i soggetti in regime forfettario devono osservare quando effettuano operazioni estere.

La corretta fatturazione di queste operazioni estere è importante e l’eventuale errata annotazione in fattura dei riferimenti riguardanti la disciplina Iva, porta a importanti sanzioni.

 
Cessione di beni in ambito UE in regime forfettario – nei confronti di privati e altri operatori economici

Il soggetto che aderisce al regime forfettario ed effettua la cessione di un bene verso un soggetto passivo Iva comunitario, la cessione è considerata alla stregua di una “cessione interna”. Per questo non deve essere applicata l’Iva e non deve essere indicata nei modelli Intrastat.

 
Acquisto di beni in ambito UE in regime forfettario

Per questo tipo di operazione bisogna tenere in considerazione i seguenti limiti:

  • Se nel corso dell’anno precedente non è stata superata la soglia di € 10.000 di acquisti, e
  • Se la stessa soglia non è superata nell’anno corrente

Se entrambe le condizioni si verificano, gli acquisti dei soggetti che applicano il Regime Forfettario, non sono considerati acquisti intracomunitari e sono equiparati agli acquisti interni.

Per quanto riguarda l’applicazione dell’Iva, il fornitore estero (UE o extra-UE), emetterà la propria fattura addebitando l’Iva del proprio Paese.

Nel caso in cui, invece, si superi la soglia di € 10.000 di acquisti l’operazione estera viene considerata come acquisto intracomunitario. In questo caso è necessario procedere all’integrazione della fattura ricevuta, applicandovi l’Iva con il meccanismo del Reverse Charge. Non è necessaria la presentazione del modello Intrastat.

 
Importazioni ed Esportazioni ambito exra-ue: beni
  • Importazione di beni – Il contribuente in regime forfettario procede al versamento dell’Iva in dogana al momento dell’importazione dei beni dall’estero;
  • Esportazione di beni – Il contribuente in regime forfettario che procede all’esportazione di beni non deve addebitare l’imposta in fattura.
 
Prestazioni di servizi in ambito UE ed Extra-UE

Nel caso in cui un contribuente in Regime Forfettario riceva una prestazione di servizi da parte di un soggetto prestatore avente sede in uno dei Paesi dell’Unione Europea, dovrà procedere ad integrare la fattura ricevuta, se il prestatore è soggetto passivo dell’unione europea. Oppure ad autofatturazione, se si tratta di un prestatore di servizi extra-UE.

Nel caso in cui un contribuente in regime forfettario effettui una prestazione di servizi nei confronti di un committente avente sede in uno dei Paesi dell’unione europea dovrà rilasciare una fattura senza addebito di IVA.

Nella fattura riporterà la dicitura “reverse charge”, o “inversione contabile”. In questo caso deve essere presentato l’elenco Intrastat relativo alla prestazione di servizi effettuata.

A decorrere dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito è diventato paese terzo rispetto all’Unione Europea, così cessa anche la disciplina IVA comunitaria.

Nello specifico le cessioni e gli acquisti intracomunitari diventano cessioni all’esportazione e importazioni di beni.

Per queste tipologie di operazioni dal 2021, non ci sarà più l’obbligo di presentare gli elenchi riepilogativi INTRASTAT (art. 50 comma 6 del DL 331/93).

Le operazioni registrate nel 2020, effettuate con il Regno Unito, devono ancora essere rilevate negli elenchi INTRASTAT. La rilevazione non sarà necessaria per quelle registrate nel 2021.

Resta essenziale, pertanto, determinare il momento di effettuazione dell’operazione.

Ci sono tuttavia operazioni più delicate da valutare come le spedizioni di merci da/verso il Regno Unito che sono iniziate nel 2020 ma non ancora concluse a fine anno 2020. Per quanto riguarda la cessione di beni, l’Accordo di recesso fissa un principio generale in base al quale mantengono la natura di operazioni intra-Ue le operazioni che hanno per oggetto beni la cui spedizione o trasporto:


- ha avuto inizio in vigenza del periodo transitorio (prima del 31/12/2020);
- è terminata dopo il periodo transitorio (dopo il 31 dicembre 2020).


Pertanto, le operazioni si qualificano come:
- cessioni intra-Ue e non come cessioni all’esportazione, nel Paese da cui partono;
- acquisti intra-Ue e non come importazioni, nel Paese nel quale arrivano.

 

SPEDIZIONE DI BENI DALL’ITALIA 2020

Anche in questo caso assume rilevanza il momento di effettuazione dell’operazione, quindi il momento di partenza del trasporto dall’Italia. Sarà pertanto necessario compilare gli elenchi riepilogativi INTRASTAT in quanto la cessione è ancora qualificabile come intracomunitaria.

 

IRLANDA DEL NORD

Per evitare l’instaurazione di una frontiera fisica fra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord, quest’ultima resta soggetta alla normativa dell’unione per quanto attiene alle cessioni e agli acquisti intracomunitari di beni. La Commissione Ue ha previsto che i soggetti residenti nell’Irlanda del Nord dispongano di un numero identificativo IVA contraddistinto dal nuovo codice Paese “XI”, valido ai fini delle transazioni all’interno dell’Unione Europea.

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