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Con il messaggio 30.5.2022 n. 2260, l'INPS è intervenuto con riferimento all'indennità di disoccupazione per i lavoratori autonomi dello spettacolo denominata ALAS, DL "Sostegni-bis". Con l'occasione, l'Istituto previdenziale ha illustrato alcuni aspetti contributivi direttamente collegati al finanziamento della prestazione.

Destinatari

Secondo quanto precisato nel messaggio in parola, possono beneficiare della prestazione in argomento:

- i lavoratori autonomi dello spettacolo che prestano a tempo determinato attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli;

- i lavoratori autonomi dello spettacolo che prestano a tempo determinato attività diverse;

- i lavoratori autonomi esercenti attività musicali.

Requisiti

Per avere diritto all'indennità in argomento, i predetti lavoratori devono avere cessato involontariamente il rapporto di lavoro autonomo e possedere i seguenti requisiti:

- non avere in corso rapporti di lavoro autonomo o subordinato;

- non essere titolari di trattamento pensionistico diretto a carico di gestioni previdenziali obbligatorie;

- non essere beneficiari di Reddito di cittadinanza di cui al DL 4/2019;

- avere maturato, nel periodo che va dal 1° gennaio dell'anno civile precedente la conclusione dell'ultimo rapporto di lavoro autonomo alla data di presentazione della domanda di indennità, almeno 15 giornate di contribuzione versata o accreditata al FPLS;

- avere un reddito relativo all'anno civile precedente alla presentazione della domanda non superiore a 35.000,00 euro.

Aliquota di finanziamento

L'INPS ricorda che l'art. 66 co. 14 del DL 73/2021 prevede, con decorrenza dall'1.1.2022, l'applicazione di un'aliquota contributiva pari al 2% sul compenso lordo giornaliero, con conseguente versamento presso la Gestione prestazioni temporanee di cui all'art. 24 della L. 88/89.

Per quanto riguarda l'impatto sulla contribuzione ALAS delle riduzioni degli oneri sociali previste dall'art. 120 della L. 388/2000 e dall'art. 1 co. 361 e 362 della L. 266/2005 con riferimento alla Gestione prestazioni temporanee di cui all'art. 24 della L. 88/89, l'INPS chiarisce innanzitutto che per i datori di lavoro/committenti che instaurano rapporti di lavoro autonomo con soggetti per i quali è previsto l'obbligo di assicurazione al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo, la misura della contribuzione ALAS è pari all'1,06% dell'imponibile contributivo, mentre il contributo di finanziamento dell'assicurazione di malattia - fino al 31.12.2021 dovuto nella misura dell'1,28%, in quanto oggetto di riduzione - è calcolato nella misura piena del 2,22%.

Diversamente, precisa l'INPS, per i lavoratori autonomi esercenti attività musicali e per le Pubbliche Amministrazioni, il contributo ALAS è dovuto nella misura piena del 2% in quanto si tratta di soggetti che non beneficiano delle predette riduzioni.

Aspetti operativi

Con il messaggio in esame, l'INPS rende noto che le procedure di calcolo che supportano la gestione dei flussi UniEmens sono adeguate a partire dal mese di competenza maggio 2022. Pertanto, al fine di ottemperare al versamento della corretta contribuzione minore dovuta per i mesi di competenza gennaio 2022 - aprile 2022, i soggetti interessati valorizzeranno nel flusso UniEmens, all'interno di "DenunciaIndividuale", "DatiRetributivi", "AltreADebito" e "CausaleADebito", il codice di nuova istituzione "M219".

Invece, nell'elemento "AltroImponibile" sarà indicato l'imponibile soggetto a contribuzione e nell'elemento "ImportoADebito" l'importo della differenza di contribuzione minore dovuta.

Lunedì, 23 Maggio 2022 19:19

Attribuzione di stock option - Regime forfettario

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Con la risposta a interpello 18.5.2022 n. 271, l'Agenzia delle Entrate ha definito il trattamento fiscale dell'assegnazione di azioni in applicazione di un piano di stock option a beneficio di un imprenditore in regime forfetario. Più nello specifico, l'attribuzione delle azioni rappresentava per l'imprenditore parte della remunerazione per l'attività di consulenza prestata in favore della società.

Inclusione nel reddito soggetto ad imposta sostitutiva

Il valore delle azioni ricevute per effetto dell'esercizio del diritto di opzione costituisce un corrispettivo in natura classificabile tra i ricavi tipici del TUIR, atteso che, nel caso specifico, si tratta di una forma di remunerazione dell'attività di consulenza prestata.

A tal fine, la valorizzazione delle azioni ricevute è effettuata secondo i criteri definiti dall'art. 9 co. 4 del TUIR. Dalla descrizione del caso emerge che non si tratta di azioni quotate in mercati regolamentati e che non constano dati di bilancio pubblici da cui poter definire il patrimonio netto della società per cui - a giudizio dell'istante - la valorizzazione dovrebbe considerare il prezzo che il mercato riconosce per tali azioni in transazioni di libera concorrenza e tra parti indipendenti. Il punto, peraltro, non sembrerebbe espressamente confermato dall'Agenzia.

Applicazione del coefficiente di redditività

Il valore normale delle azioni assegnate a seguito dell'esercizio dell'opzione, dunque, concorre alla formazione del reddito nell'esercizio di assegnazione e rileva ai fini del computo della soglia dei 65.000,00 euro per la permanenza nel regime forfetario.

Inoltre, poiché nell'ambito del regime forfetario le spese sostenute non rilevano in modo analitico, viene chiarito che non assume rilevanza quanto versato dall'imprenditore a titolo di "strike price" per l'acquisto delle azioni, in quanto all'ammontare di tale valore normale sarà applicato il coefficiente di redditività ordinariamente previsto per l'attività esercitata.

Tale impostazione risulta differente rispetto a quanto chiarito in passato nell'ambito del lavoro dipendente dalla C.M. 25.2.2000 n. 30. Quest'ultima aveva affermato, infatti, che il reddito imponibile deve essere dato dalla differenza tra:

- il "valore normale" delle azioni oggetto del piano di stock option;

- il prezzo pagato al momento dell'esercizio dell'opzione.

In senso conforme, si era espressa anche la risposta a interpello dell'Agenzia delle Entrate 27.2.2020 n. 77.

Profili IVA

Sotto il profilo della documentazione delle operazioni, l'imprenditore è tenuto all'emissione della fattura nei confronti della società (nel caso specifico, di diritto estero).

Tenuto conto di quanto prevede l'art. 1 co. 58 lett. d) della L. 190/2014, le prestazioni di servizi rese dal soggetto in regime forfetario nei confronti di un soggetto non residente (e non stabilito) in Italia non sono soggette ad IVA ex art. 7-ter del DPR 633/72. L'emissione della fattura resta comunque obbligatoria ai sensi dell'art. 21 co. 6-bis del DPR 633/72, con l'annotazione che trattasi di "operazione non soggetta ad IVA".

L'Agenzia delle Entrate chiarisce che può essere emessa una fattura analogica o elettronica, ovvero, a scelta dell'imprenditore, una fattura elettronica via SdI. In tale ultimo caso, l'Agenzia ritiene che non sia necessaria la presentazione del c.d. "esterometro", adempimento rispetto al quale, tuttavia, i soggetti in regime forfetario dovrebbero comunque risultare esonerati per le operazioni eseguite sino al 30.6.2022, come chiarito nella circ. 17.6.2019 n. 14. Gli obblighi di fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI) sono estesi ai soggetti in regime forfetario a decorrere dall'1.7.2022.

Il DL 36/2022, pubblicato il 30 aprile scorso sulla GU, ha esteso l'obbligo della fattura elettronica anche ai soggetti aderenti ai regimi di vantaggio (minimi e forfettari) a decorrere dal prossimo 1° luglio. L’estensione potrebbe avere conseguenze anche in relazione alle operazioni che i citati soggetti effettuano con controparti non stabilite in Italia.

Proprio dal 1° luglio 2022, infatti, la comunicazione delle operazioni con soggetti non stabilite nel territorio dello Stato (c.d. “esterometro”) non potrà più essere effettuata secondo le modalità attuali ma richiederà obbligatoriamente la trasmissione mediante il SdI, adottando il medesimo formato della fattura elettronica.

Da tale data entreranno in vigore le specifiche tecniche, le quali regolano le nuove modalità di trasmissione dei dati, disponendo, tra l’altro, che con riferimento alle operazioni ricevute da soggetti non stabiliti si utilizzino i codici <TipoDocumento> TD17, TD18 o TD19, già impiegati per l’integrazione dell’imposta nel reverse charge “esterno”.

Tuttavia, alla luce della descritta introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica anche per tali soggetti, fermo il limite di ricavi o compensi pari a 25.000 euro annui, dovrà essere riconsiderata la validità dell’esonero dalla presentazione del c.d. “esterometro” via SdI per le operazioni da/verso controparti non stabilite in Italia.

Resterà, quindi, valida l’esclusione dall’adempimento per i soggetti non stabiliti che si siano identificati direttamente ai fini IVA in Italia o abbiano ivi nominato un rappresentante fiscale.

Per gli operatori in regime forfetario, particolare attenzione dovrà essere posta ai termini per trasmettere i dati via SdI relativi agli acquisti da soggetti non stabiliti, poiché l’invio deve avvenire entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Peraltro, per tutti gli acquisti in reverse charge, tali soggetti assumono la qualifica di debitori d’imposta e sono tenuti a emettere autofattura o a integrare la fattura ricevuta, al fine di versare l’IVA entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.

Domenica, 08 Maggio 2022 18:50

E-Fattura Regimi di Vantaggio

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Il DL 36/2022, pubblicato il 30 aprile scorso sulla GU, ha esteso l'obbligo della fattura elettronica anche ai soggetti aderenti ai regimi di vantaggio (minimi e forfettari) a decorrere dal prossimo 1° luglio. Rimarranno esonerati i soggetti che hanno conseguito nel 2021 ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, fino a € 25.000. A decorrere dal 1° gennaio 2024, l'obbligo diventerà generalizzato per tutti i contribuenti.

La compilazione della fattura con il nuovo sistema potrà avvenire con gli strumenti messi a disposizione gratuitamente dall'Agenzia delle entrate, oppure con software acquistabili da produttori privati.

Per quanto concerne la procedura di generazione della fattura, ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione:

- il portale “Fatture e Corrispettivi”, all’interno del quale è presente una specifica sezione (“Fatturazione elettronica e conservazione”), che consente di predisporre e trasmettere il file XML;

- la app “FatturAE”, utilizzabile mediante smartphone o tablet (in ambiente Android o iOS), in grado di creare e inviare la e-fattura;

- un software “stand alone” per pc, che permette la sola generazione del file XML; in tal caso la fattura dovrà essere trasmessa mediante pec, canali “SFTP”, “webservice”, o, ancora, avvalendosi dei servizi dell’Agenzia (effettuando l’upload del file XML sul portale “Fatture e Corrispettivi”).

Va sottolineato che l’emissione di fatture in formato elettronico comporterà, altresì, la necessità di procedere alla conservazione elettronica delle stesse.

L’obbligo di emissione di e-fatture via SdI, per i soggetti in regime forfetario o di vantaggio, al di sopra della soglia di ricavi o compensi pari a 25.000 euro anni, potrebbe rendere appetibile anche l’agevolazione che consente la riduzione di due anni dei termini di accertamento (ai fini IVA e dei redditi d’impresa o di lavoro autonomo) nel caso in cui sia garantita la tracciabilità di tutti i pagamenti ricevuti ed effettuati di ammontare superiore a 500 euro.

Se il lavoratore paga al gestore della mensa aziendale l’intero pasto in contanti o utilizzando altri mezzi di pagamento equivalenti (come ad esempio la moneta elettronica), alla somministrazione di alimenti e bevande si applica l’aliquota IVA del 4%; qualora, invece, il pagamento avvenga in parte mediante buoni pasto, l’operazione sarà assoggettata ad aliquota pari al 10% per la quota riferibile alla corresponsione mediante ticket restaurant.

Queste le conclusioni cui è giunta l’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 231 pubblicata ieri, 28 aprile 2022.

Il quesito sottoposto al vaglio dell’Amministrazione finanziaria concerne una società (Alfa) operante nel settore della ristorazione collettiva, che gestisce mense aziendali, la quale stipula contratti con datori di lavoro per la somministrazione di pasti al personale dipendente dei committenti o a suoi ospiti a prezzi prestabiliti. Alfa si impegna ad accettare in pagamento anche i buoni pasto emessi a favore dei lavoratori, sottoscrivendo altresì convenzioni con le società emittenti e fatturando a queste ultime la somministrazione di alimenti e bevande effettuata nei confronti dei dipendenti nei locali della mensa aziendale.

Alle somministrazioni di alimenti e bevande effettuate nelle mense aziendali e interaziendali si applica l’aliquota IVA del 4%, anche se eseguite sulla base di contratti di appalto o di convenzioni apposite. L’ art. 75 comma 3 della L. 413/91 stabilisce che l’agevolazione spetta anche qualora le stesse somministrazioni siano rese in forza di contratti “aventi ad oggetto servizi sostitutivi di mensa, sempreché siano commesse da datori di lavoro”. Il legislatore ha così inteso “agevolare in senso ampio” l’attività di somministrazione ai dipendenti, purché questa sia realizzata nel locale “mensa aziendale”.

Differente è il caso in cui detti servizi sostitutivi di mensa siano resi a mezzo dei buoni pasto. In base a quanto previsto, i ticket restaurant consentono al titolare di ricevere un “servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto” (comprensivo dell’IVA) e all’esercizio convenzionato di “provare documentalmente l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione”.

In questa circostanza, ai fini IVA rileva la prestazione resa dalla mensa aziendale nei confronti del soggetto emittente i ticket restaurant, cui è applicabile l’aliquota IVA del 10%.

Da quanto premesso, discende che qualora il lavoratore paghi il pasto in parte in contanti (o con moneta elettronica) e per la restante quota con buoni pasto:

- sulla prima parte, per la quale si considera realizzato il momento impositivo, si applica l’aliquota IVA del 4%, che va scorporata dal prezzo,

- sulla seconda, pagata con ticket restaurant, l’operazione si intenderà effettuata all’atto della fatturazione dei corrispettivi nei confronti della società emittente con assoggettamento dell’operazione ad aliquota IVA del 10% e determinazione della base imponibile mediante applicazione delle percentuali di scorporo.

Lunedì, 02 Maggio 2022 21:10

Settore sport: sospensione dei versamenti al 31 luglio

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Con la pubblicazione in G.U. della legge di conversione del DL 17/2022 è confermata anche la proroga della rivalutazione di terreni e partecipazioni

Il 28 aprile 2022 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il DL 17/2022 (c.d. DL “Energia”).

Anzitutto, il DL 17/2022 ha modificato la disciplina delle cessioni dei crediti d’imposta derivanti da interventi “edilizi”, prevedendo, per le comunicazioni trasmesse dal 1° maggio 2022, una quarta cessione a favore dei correntisti delle banche. Il termine entro cui trasmettere detta comunicazione relativamente alle spese sostenute nel 2021, inoltre, è prorogato al 15 ottobre 2022 anch’esso introdotto con la legge di conversione, per i soggetti IRES e i titolari di partita IVA che sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi entro il 30 novembre 2022.

Dal 2023, il credito d’imposta pubblicità del DL 50/2017 è concesso nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie esclusivamente sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line.

Sempre in tema di agevolazioni, il credito d’imposta riconosciuto alle imprese esercenti attività logistica e di trasporto delle merci in conto terzi per l’acquisto del componente AdBlue viene esteso anche ai mezzi di trasporto Euro VI/C, Euro VI/B, Euro VI/A ed Euro V.

Inoltre, il credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno volti a ottenere una migliore efficienza energetica e promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili spetta anche per la realizzazione di sistemi di accumulo abbinati agli impianti fotovoltaici.

Nessuna modifica, invece, per i crediti d’imposta per le imprese energivore e gasivore.

Inoltre, si prevede la proroga al 31 luglio 2022 della sospensione dei versamenti fiscali (ritenute sui redditi da lavoro dipendente e assimilati, IVA e imposte sui redditi), previdenziali e assicurativi (compresi gli adempimenti), in favore di: federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva e associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche. Sono compresi nella sospensione anche i termini in scadenza tra il 1° maggio e il 31 luglio 2022. I versamenti sospesi devono essere effettuati entro il 31 agosto 2022 (in luogo del 30 maggio 2022), in unica soluzione o la prima rata.

Con la legge di conversione, poi, viene spostato dal 15 giugno 2022 al 15 novembre 2022 il termine per optare per la rideterminazione del costo fiscale dei terreni (agricoli ed edificabili) e delle partecipazioni non quotate posseduti dai soggetti non imprenditori al 1° gennaio 2022.

A decorrere dal 30 giugno 2022, nei casi di mancata accettazione di un pagamento, di qualsiasi importo, con una carta di pagamento, da parte di un soggetto obbligato, si dovrebbe applicare nei confronti del medesimo soggetto la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento.

Tale obbligo riguarda tutti i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, “anche professionali”.

Questi soggetti avrebbero da tempo dovuto accettare pagamenti effettuati attraverso “carte di pagamento”, fatti salvi i casi di oggettiva impossibilità tecnica.

L’applicazione di tale sanzione è stata dunque ora anticipata alle condotte di mancata accettazione di pagamenti poste in essere dal 30 giugno 2022. Rispetto a tale previsione occorre anche considerare che, l’art. 2 comma 1 del DM 24 gennaio 2014, adottato in attuazione dell’art. 15 comma 5 del DL 179/2012, aveva stabilito che l’obbligo di accettare pagamenti elettronici si applicava a tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro; tale previsione, in seguito al riferimento normativo “a qualsiasi importo” deve ritenersi abrogata.

Si precisa, altresì, che per le sanzioni relative alle violazioni in questione trovano applicazione le procedure e i termini previsti dalla L. 689/1981. È espressamente esclusa, tuttavia, l’applicazione della c.d. oblazione amministrativa ex art. 16 della L. 689/1981; istituto che consente al contravventore, entro 60 giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione, di pagare una somma pari alla terza parte del massimo della sanzione o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo, oltre alle spese del procedimento.

All’accertamento delle violazioni sono chiamati a provvedere gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, nonché gli organi che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 della L. 689/1981, sono addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro. L’autorità competente a ricevere il rapporto relativo alle violazioni in questione è il Prefetto della provincia nella quale è stata commessa la violazione.

Sabato, 23 Aprile 2022 15:51

Criptovalute, in Senato la riforma fiscale

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L’Italia muove il primo passo per la regolamentazione degli aspetti (anche) fiscali connessi all’ecosistema delle cripto-attività, per ora limitandosi al mondo delle valute virtuali.

Il disegno di legge è composto da due soli articoli, il primo dei quali mira a fornire una definizione unitaria delle valute virtuali e a regolare alcuni aspetti della disciplina antiriciclaggio; il secondo, invece, ne definisce la disciplina fiscale.

Sotto il primo profilo, si stabilisce che la valuta virtuale consiste in una rappresentazione di valore digitale non emessa, né garantita, da una banca centrale, priva dello status giuridico di valuta o moneta, ma accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e suscettibile di essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente.

La valuta virtuale è infatti una forma di “unità matematica”, da intendersi quale unità minima matematica crittografica, statica o dinamica, suscettibile di rappresentare diritti, con circolazione autonoma.

Sul piano fiscale, l’intervento coinvolge le imposte sui redditi, l’IVAFE e gli obblighi di monitoraggio fiscale.

Le integrazioni e le modifiche che coinvolgono il comparto delle imposte dirette riguardano gli artt. 44, 67 e 68 del TUIR.

Sono particolarmente incisive le disposizioni in materia di redditi diversi di natura finanziaria. Esse partono da un principio base secondo cui il presupposto impositivo non è il “prelievo”, come avviene invece per le valute estere, quanto piuttosto la conversione delle valute virtuali in euro o in valute estere; al contrario, rimarrebbero estranee alla tassazione gli scambi tra valute virtuali (crypto-to-crypto), diversamente da quanto avviene in più ordinamenti esteri.

Comune al regime fiscale dei prelievi (ma, a un’analisi sommaria, solo sotto questo aspetto) è la previsione per cui la tassazione (in presenza dei presupposti di cui sopra) è tale solo se la consistenza complessiva delle valute virtuali sia superiore al controvalore di 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi consecutivi.

Per la valorizzazione delle plusvalenze si permetterebbe di utilizzare, in assenza di apposita documentazione circa il costo di acquisto, il cambio utilizzato nell’ultima operazione eseguita dal contribuente in relazione alle medesime valute virtuali o, in sua mancanza, il cambio rilevato all’inizio del periodo d’imposta “da documentazione raccolta a cura del contribuente”.

Occorrerà poi valutare, nell’iter parlamentare, come tale principio si coordini con le modifiche prospettate all’art. 68 del TUIR, per cui il costo o valore di acquisto deve risultare da documentazione di data certa, anche proveniente dalle scritture contabili dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale e dei prestatori di servizi di wallet, e per cui (come per le cessioni di metalli preziosi) in assenza della documentazione del costo d’acquisto si considera corrispettivo il 25% dell’ammontare ricevuto in pagamento o in conversione.

Sotto il profilo del monitoraggio fiscale, con un’apposita integrazione all’art. 4 del DL 167/90 verrebbe confermato l’obbligo di compilazione del quadro RW, specificando però che anche in questi casi vale la franchigia di 15.000 euro. In tal senso verrebbe avallato, inoltre, l’orientamento espresso dall’Agenzia delle Entrate nella risposta ad interpello n. 788/2021, secondo cui le valute virtuali non scontano l’IVAFE, non rappresentando prodotti finanziari.

 

Tra gli elementi inediti si rinviene la proposta di introdurre un regime opzionale di rideterminazione dei valori di acquisto delle valute virtuali, alla stregua dell’opzione prevista, ad esempio, per il costo o valore di acquisto delle partecipazioni non quotate.

Si prospetta quindi la possibilità di assumere quale costo o valore di acquisto il valore risultante da una perizia giurata alla data del 1° gennaio 2022 (redatta da dottori commercialisti e ragionieri iscritti nell’albo dei revisori legali), sul quale è necessario assolvere un’imposta sostitutiva a scaglioni (dall’8% al 10% dei valori), con il consueto frazionamento in tre rate. La redazione della perizia e il primo versamento dovrebbero essere effettuati entro il 30 giugno 2022, anche se a una prima analisi l’ipotesi pare piuttosto ottimistica.

Il valore così rideterminato non consente, come per le partecipazioni, il realizzo di minusvalenze.

È poi prevista un’apposita sanatoria di natura “premiale” per le violazioni in materia di monitoraggio fiscale, a condizione che le attività vengano fatte “emergere” nella prima dichiarazione utile (sarebbe tale il modello REDDITI 2022): il disegno di legge limiterebbe il beneficio ai contribuenti che fruiscono del regime transitorio in esame, con perizia e pagamento di imposte sostitutive, pur se non si comprende appieno la ratio di una simile limitazione e non, invece, l’estensione alla generalità dei contribuenti inadempienti.

Sabato, 16 Aprile 2022 13:01

Opzioni dell’e-commerce nel modello IVA 2022

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Tra le novità del modello di dichiarazione IVA 2022 vi è il recepimento della nuova disciplina in vigore dal 1° luglio 2021 in materia di commercio elettronico diretto e indiretto.

In particolare, i righi VO10 e VO11, prima riferiti alle vendite in base a cataloghi, per corrispondenza e simili sono stati ridenominati facendo riferimento alle vendite a distanza. Pertanto, i soggetti passivi IVA che nel 2021 hanno effettuato vendite a distanza transfrontaliere e che, pur soddisfacendo le condizioni per l’applicazione dell’imposta in Italia, hanno scelto di applicare l’imposta dello Stato di destinazione dei beni, devono darne comunicazione nel rigo VO10.

L’opzione è valida fino a revoca, e comunque per almeno due anni. Chi comunica di essersene avvalso a partire dal 2021 dovrà perciò applicarla almeno per tutto il periodo d’imposta 2022. Anche la revoca, esercitata mediante comportamento concludente, va comunicata nel quadro VO della prima dichiarazione IVA successiva.

Peraltro, l’opzione per la tassazione a destinazione non esclude che il soggetto passivo IVA possa avvalersi del regime One Stop Shop per dichiarare le vendite a distanza.

I righi VO10 e VO11 riportano tante caselle quanti sono i possibili Stati di tassazione. Fra questi è inclusa anche l’Irlanda del Nord (codice “XI”), in quanto l’Accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione europea ha garantito una sorta di continuità territoriale unionale a tale regione, che perciò resta soggetta alla normativa Ue per le sole cessioni di beni.

Si conferma, inoltre, l’inclusione di San Marino (codice “SM”), in quanto il DM 21 giugno 2021 che regola gli scambi tra tale Stato e l’Italia ha previsto per le vendite a distanza tra i due Paesi una disciplina analoga a quella unionale (si veda “Pochi effetti in dichiarazione IVA dalle nuove regole per gli scambi con San Marino” del 26 febbraio 2022).

Un’altra novità del modello IVA in tema di e-commerce riguarda le prestazioni di servizi “TTE” (telecomunicazione, teleradiodiffusione, elettronici) rese a privati consumatori nell’Ue. Anche in questo caso, il fornitore può optare per l’applicazione dell’imposta a destinazione (nello Stato di stabilimento del committente), con vincolo biennale e successiva validità della stessa fino a revoca (art. 7-octies comma 3 del DPR 633/72). Proprio per comunicare la revoca dell’opzione, nel modello IVA 2022 è stato inserito il rigo VO17.

Anche i righi VO16 e VO17 riportano tante caselle quanti sono i potenziali Stati di tassazione dei servizi (escludendo, però, in questo caso, l’Irlanda del Nord e San Marino).

Sabato, 09 Aprile 2022 14:41

Riforma delle aliquote IVA ridotte dal 2025

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Il sistema comune delle aliquote IVA ridotte sarà aggiornato per tenere conto del mutato contesto storico e sociale, nonché in vista del regime definitivo dell’IVA, basato sul principio dell’assoggettamento a imposta nello Stato di destinazione dei beni ceduti e/o dei servizi prestati.

La direttiva 2022/542/Ue prevede significative modifiche alla disciplina unionale delle aliquote IVA, applicabili dal 1° gennaio 2025.

La riforma delle aliquote risulta necessaria per adeguare l’ordinamento comunitario al regime IVA definitivo, nel quale le cessioni e prestazioni saranno soggette ad imposta nello Stato membro di destinazione. Come evidenziato nel secondo considerando alla direttiva 2022/542/Ue, “nell’ambito di un tale sistema una maggiore diversità delle aliquote IVA non perturberebbe il funzionamento del mercato interno né causerebbe distorsioni della concorrenza”. Di qui il riconoscimento agli Stati membri di una più ampia flessibilità nella fissazione delle aliquote ridotte. Resta fermo il principio-cardine tale per cui la previsione di aliquote ridotte rappresenta comunque un’eccezione rispetto all’applicazione dell’aliquota ordinaria.

Poiché le varie aliquote ridotte, fissate nei diversi Stati Ue, potrebbero essere pertinenti per altri Stati membri, ciascuno Stato membro potrà applicare in via opzionale aliquote ridotte agli stessi beni e servizi cui sono applicabili tali aliquote in altri Stati membri e alle stesse condizioni.
 

In sintesi, nel rispetto della parità di trattamento, a ciascuno Stato Ue sarà consentito applicare:
- un massimo di due aliquote ridotte pari almeno al 5%;
- una sola aliquota ridotta inferiore al minimo del 5%;
- una sola esenzione con diritto a detrazione dell’IVA a monte (c.d. “aliquota zero”).

In merito alle ultime due condizioni, sarà possibile prevedere l’aliquota inferiore al 5% o la c.d. “aliquota zero” solamente per le cessioni o prestazioni servizi destinate “a coprire esigenze di base”.

Sul piano contenutistico, le novità in tema di aliquote previste dalla direttiva 2022/542/Ue si muovono essenzialmente su tre direttrici, vale a dire il rafforzamento dei sistemi sanitari degli Stati membri, la transizione verso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e la digitalizzazione dell’economia unionale.

Come evidenziato nei “considerando” della direttiva 2022/542/Ue, la diffusione pandemica del COVID-19 ha dimostrato la necessità di adeguare le disposizioni in tema di IVA al fine “di affrontare crisi future e consentire pertanto agli Stati membri di rispondere rapidamente a circostanze eccezionali, quali pandemie, crisi umanitarie e catastrofi naturali”.

Sul fronte energetico, il nuovo n. 22 dell’Allegato III alla direttiva 2006/112/Ce consentirà l’agevolazione alla fornitura di energia elettrica, teleriscaldamento e teleraffrescamento e biogas prodotto da specifiche materie prime, nonché alla cessione e installazione di sistemi di riscaldamento a basse emissioni ad alto rendimento e, fino al 1° gennaio 2030, alla fornitura di gas naturale e legna da ardere. La possibilità di prevedere un’aliquota IVA agevolata sarà riconosciuta anche per la “ricezione di servizi radiotelevisivi e webcasting di tali programmi erogati da un fornitore di servizi di media”, oltre che per i “servizi di accesso a internet forniti nell’ambito della politica di digitalizzazione, secondo quanto definito dagli Stati membri”. Come evidenziato nei “considerando” della direttiva 2022/542/Ue, la digitalizzazione svolge un ruolo fondamentale nel creare valore e nel promuovere la competitività. 

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